Il TAPPETO CINESE

il riflesso di una civiltà millenaria

di Enrico Gambacorta

(articolo pubblicato nella ,rivista "L’Esperto Risponde –Antiquariato- "n.27 del giugno 2002)

 

Per tappeto s’intende un manufatto risultante dalla tessitura, a mano o a macchina, di un filo di varia natura.

 

La simbologia

Nella vasta gamma dei tappeti cinesi troviamo rappresentata tutta la civiltà cinese, come una proiezione di essa. Vi troviamo rappresentato tutta la filosofia cinese, le varie religioni, i vari usi e costumi della Corte, dei dignitari, del popolo, i simboli buddisti, taoisti, la quattro virtù del gentiluomo, le abitazioni ed i giardini con i loro arredi ed accessori.

Vi è chi ha detto che si può illustrare un tappeto cinese ma è meglio non spiegarne il contenuto poiché, in ogni caso, si verrebbe a perdere qualcosa attraverso la spiegazione e qui mi sovviene, se l’analogia è possibile, Sant’Agostino, il vescovo di Ippona, che parlando della relazione tra il pensiero e la parola dice: la parola è un tentativo di veicolare il pensiero che è nella nostra mente, un povero tentativo per manifestare quello che abbiamo in mente.

 

Le origini e le provenienze

A causa della fragilità dei materiali di cui è tessuto il tappeto non sono pervenuti a noi manufatti anteriori all’era volgare e, pertanto, è difficile stabilire le origini storiche. Si sa per certo che durante la dinastia dei Ming (1368-1644) si annodavano tappeti e in quest’epoca si potrebbe parlare già di una vera arte.

Parlando dei luoghi di produzione dei tappeti bisogna fare riferimento alle varie regioni del pianeta Cina, un territorio immenso di oltre 9 milioni di chilometri quadrati. Ogni regione ha delle caratteristiche proprie.

Lo Xinjiang, regione a nord-ovest del paese, ha prodotto vari tipi di tappeti: con decorazioni di tipo geometrico, a melograno (fig. n.1 e n.2), di tipo detto "Samarcanda" , come il tappeto n.3 che è stato acquistato a Kasgar ma probabilmente di origine afgana, da cui ha mutuato le decorazioni, del tipo detto a medaglioni (fig.n.4) tessuto nella città di Kotan. Le città di Kasgar, Kotan e Yarkanda sono situate nel Turkestan Orientale abitato tuttora da una popolazione di origine turca.

La Mongolia. I Cinesi parlano della Mongolia Interna per distinguerla dall’altra che ha come capitale Ulan Bator.

Abbiamo i tappeti tipo-quadro (fig.n.5), sembrano dipinti che rappresentano paesaggi, uccelli, fiori, simboli vari. Era una simpatica usanza regalare in dote alla sposa uno di questi tappeti in occasione delle nozze.

Il Ningxia, regione delimitata dalla Mongolia, dal Gansu e dallo Shaanxi, ha prodotto dei bei tappeti caratterizzati da un ottima lana e dall’uso predominante del colore giallo-oro con decorazioni di blu nelle varie tonalità (fig.n.6 e n.7). I tappeti del Ningxia sono molto apprezzati e ricercati.

Il Tibet, oggi politicamente facente parte della Cina anche se costituita in regione autonoma, ha un’antica ed importante tradizione nella tessitura e nell’uso dei tappeti (fig.n.8). Erano usati per terra, per coprire il letto di mattoni e per i cavalli per quanto si riferisce ai tappeti da sella.

Pechino e Tianjing. La produzione di queste due città, una capitale del paese e l’altra sul mare, con un importante porto e a 125 Km. da Pechino , è di grandi proporzioni specialmente a partire dall’inizi del secolo scorso come già detto sopra.

Trattasi di tappeti di gusto e di stile occidentale, anche se annodati in Cina, poiché la produzione doveva riflettere le esigenze, i gusti degli eventuali compratori, a volte il committente consegnava pure il disegno da riprodurre sul tappeto. Le fabbriche di Pechino e Tianjing continuano ancora oggi a sfornare tappeti su questa scia cioè per essere piazzati sui mercati occidentali.

Per quanto riguarda la provenienza una persona non esperta può incorrere in errore. Si usa chiamare tappeto Samarcanda (fig.n. 3) il tappeto non fatto in questa città ma comprato in questa città. In realtà, erano i tappeti che dalla via della seta (dalla parte Nord (Gansu) e dalla parte Sud (Kotan) confluivano a Kasgar e da qui a Samarcanda punto d’incontro con i commercianti provenienti dai paesi che si affacciavano sul Mediterraneo.

I tappeti che si compravano nel Gansu venivano dal Ningxia e dalla Mongolia.

Quindi una cosa è l’origine del tappeto, cioè dove il manufatto è stato realizzato, ed un’altra cosa è dove è stato acquistato.

 

I tipi di tappeti ed il loro uso

- Da colonna (fig. n. 6). Si ordinavano dal Ningxia e servivano per ricoprire le colonne dei templi. La figura principale era rappresentata dal drago, nella parte alta aveva festoni di ghirlande e alla base le montagne sacre, le nuvole, le onde e la spuma del mare. Il fondo era di giallo-oro con il drago blu o marrone con il drago giallo-oro.

- Tappeto per il tempio (fig.n.7), raffigurante un monaco che con la conchiglia chiama alla preghiera: è circondato da simboli buddisti, sopra la testa il baldacchino buddista, la parte superiore è decorata con festoni vari, alla base le montagne sacre, le nuvole, le onde e la spuma del mare. Il tutto sul giallo-oro del Ningxia.

- Il tappeto-quadro (fig.n. 5) è tipico della Mongolia. Tutto vi poteva essere rappresentato: un paesaggio, dei vasi di fiori, alberi con uccelli, i simboli buddisti o taoisti, i quattro gioielli del gentiluomo. Ovviamente, si appendevano alle pareti.

- Il tappeto per il letto (kan) serviva da mettere sopra il letto fatto di mattoni riscaldati con un rudimentale sistema di riscaldamento. Le dimensioni erano: 2,40 x 1,20, 2,40 x 1,50 e 2,80 x 1,80.

- Tappeto da sella, Quando si pensa ai Mongoli la mente evoca un popolo a cavallo ed a cavallo , a suo tempo, hanno conquistato il mondo sotto la dinastia degli Yuan (1271-1368). Per cui il cavallo è stato oggetto della massima cura ed attenzione. I tappeti da sella erano due per ogni cavallo, uno delle dimensioni di cm.140 x 65 circa da mettere tra il cavallo e la sella (fig.n.9), l’altro, più piccolino, da sistemare tra la sella ed il cavaliere.

- Tappeti da pavimento (fig.nn. 2, 4, 10) di vario genere, di varie dimensioni, dalle decorazioni più svariate e dalle policromie più fantasiose.

 

 

I materiali

Dalle origini, per la tessitura dei tappeti sono stati utilizzati, e sono tuttora utilizzati, materiali vari: la seta, la lana, il cotone, materiali sintetici ed altro. Normalmente, per la trama e l’ordito viene utilizzato il cotone e per il vello la lana. Ma il vero tappeto cinese, quello autentico e di un certo livello, usa la lana anche per l’ordito e la trama (fig.n.1). La lana, ovviamente, può essere di tanti tipi e di varie qualità. C’è la lana di pecora (quella più famosa è quella delle pecore merinos. La lana di capra del Kashmir (originaria dell’India e della Cina) dalla quale si ha il cashmere, ottima lana sottile e leggera. La lana di cammello, una delle migliori fibre se non la migliore per le sue caratteristiche: repellente all’acqua, lucente e morbida. Da non dimenticare le lana d’alpaca, di lama e di vigogna.

Da tener presente che nell’ambito delle varie lane e nell’ambito delle varie qualità le migliori sono destinate ai tessuti e alle stoffe per abbigliamento, le altre sono riservate ai tappeti. La lunghezza della fibra di ogni tipo di lana ne caratterizza la resistenza. Si trova in commercio anche la lana rigenerata, quella risultante dagli avanzi di lavorazione, dal cascame di filatura, ecc. Anche questa, purtroppo, a volte viene commercializzata come lana.

 

I colori

Oltre ai colori naturali tipici delle varie lane come il bianco, il marrone-cammello, il grigio ed il nero, si usavano anche gli altri colori ottenuti, fino alle ultime decadi del 1800, tingendo le lane esclusivamente con i colori vegetali . Il blu, nelle varie tonalità, si ricavava dall’albero "indigorifera tinctoria"; questo colore stranamente non solo è resistente alla luce ma, con il tempo, diventa sempre più brillante; il rosso dalla radice della"rubia tinctoria" ma anche dalla cocciniglia per ottenerne il tipico rosso carminio; il giallo dallo zafferano, il marrone dal guscio della noce; la lana tinta con questo colore però, per un particolare processo chimico, con il passare del tempo (dopo circa un secolo), comincia a disfarsi.

In seguito fu introdotta l’anilina molto più a buon mercato ma con risultati deleteri. I colori all’anilina non sono resistenti e stingono, sbiadiscono. In Cina l’anilina non fui molto usata, a volte si vedono tappeti dove sono stati usati oltre ai colori naturali e vegetali anche qualche colore all’anilina, come il color rosa; è facile accorgersene.

Verso il 1920 a seguito degli avvenimenti politici nei paesi del Medio Oriente e della conseguente mancata esportazione dei tappeti verso l’occidente, gli Europei e gli Americani si rivolsero, per la produzione dei tappeti, alla Cina dove crearono e gestirono direttamente delle manifatture (a Tianjing s’era stabilita la famosa società Nichols). A questo punto con l’avvento delle nuove tecnologie e delle esigenze commerciali, oltre alla specializzazione ed alla divisione del lavoro, furono introdotte i colori sintetici, resistenti al lavaggio, alla luce e con effetti cromatici di tutto rispetto.

 

I nodi

In genere, in Cina è stato usato il nodo del tipo asimmetrico o persiano (Senneh) ma non è stato escluso il nodo simmetrico o turco (Ghiordes); si è avuto pure il nodo tibetano che ha la peculiarità di intercalare tra un filo di lana e l’altro due fili della trama invece di uno.

Normalmente il tappeto cinese, paragonato a quelli di altri paesi, ha meno nodi per cm.2 ma dato il tipo di tessitura e di lane usate non lo rende meno valido e meno resistente degli altri tappeti. D’altra parte esso non ha la necessità di nodi molto fitti per rendere meglio i minuziosi disegni tipici degli arabeschi persiani. Il numero dei nodi in un tappeto ha una importanza relativa. Ci sono altri fattori da tenere in considerazione quando si esamina un tappeto.

 

La datazione

Non è facile datare un tappeto ma con una certa attenzione, a volte, si riesce a collocarlo nel tempo. Per esempio, i cosiddetti tappeti "scolpiti" non sono anteriori al 1920 poiché questa è la data storica in cui si cominciarono a Pechino e a Tianjing a mettere in rilievo un colore dall’altro attraverso lo smussatura dei bordi (con forbici apposite) dei vari colori con l’intenzione di evidenziarli meglio. Se un tappeto ha qualche colore all’anilina è da ritenere che esso non può essere anteriore alla fine dell’1800 epoca i cui è apparsa questa tintura.

 

L’importanza e la valenza estetica

Essa è data dalla considerazione dell’insieme: il tipo di tessitura ( a mano o a macchina), le dimensioni, i materiali, la lana, a fibra lunga o corta, lo stato di conservazione, l’insieme delle risultanze cromatiche del manufatto (fig.n.10), le decorazioni che rappresentano un messaggio, una religione, o un’espressione della civiltà cinese.

 

 

 

 

 

 

 

 

Bibliografia:

-Vari Autori, Tappeti Antichi, Ed. Giorgio Mondatori, Milano 1991

-Doris Eder, Tappeti Orientali, Fabbri Editori, Milano 2000

-Fabio Formenton, Il Tappeto Orientale, Arnoldo Mondatori ed., Milano 1986

-E.Gans-Rue, Chinese Carpet, Kodansha Int.Publisher, New York. 1981

-Lennart Larsson Jr, Carpets from China, Xinjiang & Tibet, Oxford University Press, Hong Kong 1989

-Virginia Dulany Hyman & William C.C. Hu, Carpets of China and its Border Regions, Ars Ceramica, Ltd, Ann Arbor, Michigan, !982

-Taher Amir Khan, Oriental Carpets, ed. Graham Brash, Singapore, 1987

-Hallvard Kare Kuloy, Tibetan Rugs, White Orchid press, Bangkok, 1988

-Charles I.Rostov &Jia Guanyuan, Ed.Ellyn Childs Allison, New York,1983