Le antiche monete del Celeste Impero

                                                 di Du Ruiping ed Enrico Gambacorta

       (articolo pubblicato sulla rivista L'ESPERTO RISPONDE -Antiquariato- n.33, del dicembre 2003)

 

Con un originale approccio Enrico Gambacorta ripercorre le tappe della storia politica ed economica della Cina: attraverso il resoconto delle “peripezie” della moneta cinese ci dipinge, in realtà , l'affresco di una storia plurimillenaria

 

        Il  simbolo monetario di un Paese rappresenta lo stato di salute dell’economia del Paese stesso. Una moneta forte esprime e rappresenta una economia forte, una moneta debole ha alle spalle un’economia che soffre di deficienze strutturali. Pertanto, le vicissitudini monetarie aiutano a capire meglio la storia di un Paese.

       Nel corso della plurimillenaria  storia della Cina le peripezie della sua moneta hanno sempre coinciso con le sue peripezie politiche ed economiche.

 

        Periodo arcaico

        Si ritiene che il popolo cinese cominciasse a servirsi di mezzi di pagamento verso la fine del neolitico (4.000 a.C.) e agli albori della sua civiltà (3.000 a.C.). Vengono usati oggetti di uso quotidiano: conchiglie, perle, giade, ma anche bestiame  e grani. Successivamente, si generalizza l’uso delle conchiglie perché sono più maneggevoli, facili da contare e resistenti. Il valore unitario di base è chiamato “pen” ed equivale a due fili di conchiglie da 10 o a un filo  da 20. 

          Durante la dinastia degli Shang (1765-1122 a.C.), la prima dinastia cinese che, alla data odierna, riposa su basi storiche, le conchiglie sono affiancate dalle vongole, dalle ossa e dalle conchiglie di bronzo. All’epoca, per gli Shang, passati alla storia come maestri della metallurgia, non deve essere stato difficile fondere il bronzo a forma di  conchiglia.

       Con la comparsa della conchiglie di bronzo siamo alla coniazione della prima moneta in senso tecnico e, quindi, possiamo parlare di circolazione monetaria in senso stretto.

       Durante la dinastia degli Zhou (1122-771 a.C.), durante il periodo delle Primavere e degli Autunni (771-475 a.C.) e degli Stati Combattenti (475-221 a.C.) avendo ogni Stato il  potere di battere moneta, compaiono  monete diverse per lega, peso, valore e forma, forma che, a volte, è simile a una pala, come il “BU-BI” (pala-moneta), a volte, è simile ad un coltello, come   il “DAO-BI” (coltello moneta), a volte, è circolare come il “HUAN-QIAN), (fig.n.1).

 

 

       Fondazione dell’impero, medioevo e rinascimento

      Durante la breve dinastia dei Qin (221-207 a.C.) il grande, nel bene e nel male, imperatore Shi Huang Di (221-209 a.C.), dopo aver unificato l’impero, avendo avuto ragione degli altri stati, l’uno contro l’altro armati, dopo aver messo le basi per uno stato moderno creando, tra l’altro, la scuola per i pubblici funzionari, dopo aver unificato la lingua scritta, i pesi e le misure, abolisce i vari sistemi monetari e conia un simbolo  valido per tutto l’impero. Si tratta di una moneta rotonda con un buco centrale quadrato dal peso di circa 8 grammi.

       La successiva dinastia degli Han (206 a.C.-220 d.C.) adotta l’esistente organizzazione dello stato e lo stesso sistema monetario.   Si coniano  pezzi da 3, 4, 5 e 8 “zhu” (1 zhu=0,66 gr.). Dal 206 a.C.- all'8 d.C.) circola la moneta “Yu Jia Ban Liang” da gr.2,5 (fig.n. 2). Nel 118 a.C. l’imperatore Yuan Shou fa coniare una moneta da 5 “zhu” di bella  fusione, di ottimo materiale e con artistici caratteri calligrafici tanto che sarà ben accetta dal popolo e che sarà mantenuta per 700 anni, (fig. n. 3).

     Durante questa dinastia per la prima volta nella storia appare la carta moneta anche se, in realtà, all’inizio, viene usata la pelle di cervo. Da ricordare  che nel 105 d. C. l’eunuco, Cai Lun,  ministro e scrittore,   presenta a Corte il tipo di carta da lui inventato e sul quale è possibile scrivere. La carta moneta più tardi verrà chiamata “moneta volante”.

    Tra la dinastia degli Han Occidentali (206 a.C.-25 d.C.) e quella degli Han Orientali (25-220) si inserisce  l’anomalo (anomalo per essere costui strettamente imparentato con la famiglia regnante) interregno di Wang Mang che fonda la dinastia degli Xin, detta la Nuova, (9-25).

    Questo uomo sanguinario, che aveva assassinato l’ultimo imperatore di cui era reggente e che, a sua volta, viene ucciso da un mercante  (e qui ricorre il detto latino: “qui gladio ferit, gladio perit), si rifà all’antico e  fa coniare, di nuovo e con artistica cura, le monete in uso  durante il primo millennio a.C. (fig.n.4).

          

       Dopo la caduta della grande dinastia degli Han, nel 220, logorata da ben 400 anni, l’impero prima si divide in tre regni, capeggiati da generali già al servizio degli stessi Han, e in seguito si frantuma ulteriormente. La Cina sprofonda nel pieno medioevo, le zecche sono tante e sfornano pezzi di scarso valore  nominale e reale.

     Bisogna arrivare alle dinastie dei Sui (581-617) e dei Tang (618-907) per avere un paese riunificato,  una prosperità economica,  uno sviluppo dei commerci anche internazionali e, quindi,  una nuova politica monetaria.

      In seguito il simbolo monetario sarà chiamato anche con nuovi nomi quali  Yuan Bao, Tong Bao (fig. n.5) ma la  forma circolare e con il buco quadrato rimarrà fino all’1800 quando verrà coniata la moneta d’argento che farà sparire, poco a poco, il bimillenario conio rotondo con il buco quadrato nel centro.

     Durante la dinastia dei Song (960-1279) si ha un fatto nuovo, la quantità di monete di ferro e di rame molto raffinate e con le scritte in diversi tipi di eleganti calligrafie viene affiancata dalla circolazione ufficiale di carta moneta.

     Nello stesso periodo anche altre dinastie, i Liao, i Jin, gli Xia Occidentali battono moneta e, a volte,  con i caratteri Han.

     Durante la dinastia Yuan (1271-1368) (la breve e famosa dinastia dei Mongoli) e la dinastia dei Ming (1368-1644) insieme alle monete metalliche, di rame e d’argento, continua a circolare  la carta moneta.

    

      Dalla dinastia Qing ai nostri giorni

     Alla dinastia cinese dei Ming, cioè costituita dal popolo di etnìa Han, succede la dinastia dei Qing (1644-1911) che proviene dalla Manciuria situata a Nord-Est della Cina. I Mancesi impongono  la loro cultura ed i loro costumi al popolo sottoposto pur tenendo conto di essere di fronte ad una millenaria organizzazione civile e politica. Le monete di rame e d’argento continuano a circolare ma con la doppia scrittura, quella cinese da un lato e quella mancese dall’altro. (fig. n. 6).

    

        Il secolo XIX assiste allo sfacelo dell’impero cinese, dovuto ad una serie di fattori esogeni quali la guerra dell’oppio (dal 1840) e l’ingerenza delle potenze straniere che esigono insediamenti in vari punti del Paese per poter liberamente commerciare e a una serie di fattori endogeni quali la ribellione dei Taiping  (1850-1873), capeggiata dal mistico “re-celeste”, Hong Xiuquan, e la gestione politica del Paese che durante la seconda metà del secolo  è sotto l’egida matriarcale della famosa Ci Xi, che assume prima il ruolo di Imperatrice Madre e poi quella di Reggente, in presenza di imperatori bambini, infermi o defenestrati.

       Queste vicende si riflettono sul simbolo monetario. L’imperatore Xian Feng (1851-1862) stampa  nuova carta moneta che  affianca le monete di rame e di piombo. I Taiping, che hanno fatto di Nanchino la loro capitale, battono pur essi moneta dal titolo “Shen Bao”, la santa moneta (fig.n.7).

      Nel 1887, su richiesta del Governatore del Guangdong e dello Guangxi, Sig. Zhang Zhidong, viene autorizzata la coniazione del dollaro d’argento, il Guang Xu Yuan Bao (fig.n.8), successivamente coniato anche dalle altre provincie. Ciò viene fatto soprattutto per arginare l’invasione dei dollari dei paesi stranieri  insediati stabilmente in Cina. Le banche straniere, ivi stabilitesi, coniano monete e stampano carta moneta. La Banca Italiana per la Cina (già Banca Cino-Italiana) ha aperto i battenti a Pechino e i suoi dollari circolano normalmente nelle città dove operano succursali: Tianjin, Shanghai, Anzhou, ecc.  L’Italia, dal 1902 al 1942, è stata presente a Tianjing, dove aveva creato un quartiere italiano con scuola italiana, polizia italiana, strade con nomi italiani, ecc.

     La circolazione di monete d’argento e d’oro c’è sempre stata in Cina  fin dall’epoca delle Primavere e degli Autunni (771-475 a.C.) e sotto varie forme: di lingotto, di pizza, di scarpa, di zoccolo, ecc. Ed essa è stata riproposta anche durante il periodo repubblicano  (1911-1949), (fig.n.9). Da notare che le monete di oro sono state sempre utilizzate, principalmente, per pagamenti consistenti, per regali importanti o come monete commemorative.

       Dal 1900 la zecca del Guangdong emette la moneta di bronzo rotonda e senza buco in mezzo chiamata Tong Yuan, essa é largamente accettata oltre che dal popolo anche dalla pubbliche amministrazioni, civili e militari. Passerà nell’oblio quando il Kuomintang (il Partito Popolare) adotterà la moneta ufficiale “FA BI”.

.       Durante il periodo repubblicano (1912-1949) circolano anche altre monete, quelle dell’imperatore Yuan Shikai, del governo fantoccio della Manciuria  (Manchukuo 1932-1946) con il nome dell’imperatore Xuan Tong (Pu Yi), quelle di Taiwan con Chan Kai Shek, (fig.n.10), ecc.

- Dopo aver gettato dietro le spalle, definitivamente e dal 1911,

  il plurimillenario impero ormai ridotto ad una larva di quello che 

  fu  il  Celeste Impero.

-         Dopo aver sperimentato, durante la prima metà del XX secolo, il sistema liberista occidentale con l’insediamento sul suo territorio di molte potenze straniere e con la presenza del- l’accoppiata America-Chan Kai Shek.

-         Dopo aver sposato (o, forse,  dopo che qualcuno le ha, intenzionalmente, propinato)  il sistema comunista sovietico dal 1949.

-         Dopo aver abbracciato, ultimamente, con la  duttilità e la fantasia tipiche del popolo cinese, quella che la Cina stessa ha chiamato “la via cinese al socialismo”, costituita dalle libertà economiche sotto l’egida di un governo forte e stabile.

      Il pianeta Cina, con un miliardo e mezzo di abitanti, ricostituito nella sua interezza di popolo e di territorio (9.596.960 Kmq), con un robusto simbolo monetario (Yuan-Reminbi) e con uno sviluppo pari al 8% annuale, si presenta, a mio modesto avviso,  alla ribalta politica, economica e sociale del XXI secolo come uno dei principali o come il principale protagonista mondiale.

  

                                                                        Du Ruiping

                                                     Enrico Gambacorta

 

Bibliografia:

 

-Wang Ji Jie e Wang Pei Wu,  Antiche Monete Cinesi  illustrate e con i relativi valori commerciali, pubblicato dalla Casa  degli Archivi Cinesi, ed. Yang Ling, Pechino, settembre 1997 (in lingua cinese)

-New China Publishing House, A History of Chinese Currency, Ed.The Editorial Boards for History of Chinese Currency, Beijing, 1983

-Li Xueqin, Chinese Bronzes, a General Introduction, Foreign Languages Press, Beijing, 1995

-Shanghai Museum, Chinese Numismatics Gallery, senza altre indicazioni (in lingua cinese ed in lingua inglese)

-rivista (in cinese) Collection, anno 2003 e precedenti annate, con riferimento ai numeri in cui si parla di monete cinesi antiche, Pechino

-Edoardo Fazzioli, Il Trono del Drago e i Figli del Cielo, ed. A.Mondadori, Milano, 1991

-Autori vari, Le Invenzioni e La Civiltà, ed.EDIPEM, Novara ,1978