Le ANTICHE INSEGNE

del Celeste Impero

di Enrico Gambacorta

(articolo pubblicato nella rivista "IL CURIOSO", n.16, Ott-Nov.2002)

Le origini e le evoluzioni delle insegne

I Cinesi che affondano le loro radici storiche intorno al terzo millennio a. C., alla fine del 1°millennio a. C. erano già usciti dal feudalesimo, che coincide con la fine del dominio temporale e spirituale della dinastia dei Zhou (1121-221 a.C), ad opera del grande (nel bene e nel male) imperatore Shi Wang Di erano già riuniti in un unico Stato, avevano l’unità dei pesi e delle misure, avevano unificato la loro lingua scritta e avevano già una scuola per i pubblici funzionari; la pubblica amministrazione è retta dalla meritocrazia.

Però per parlare di nobiltà distinta con proprie insegne dobbiamo arrivare alla dinastia dei Ming (1368-1644) che all’inizio della identificavano i vari ranghi dei personaggi per mezzo di una cintura più o meno arricchita da pietre preziose, oltre ai normali accessori quali il "necessaire", composto da bacchette e coltello per mangiare, la bottiglietta, da naso, contenente tabacco aromatizzato, astuccio per il ventaglio ed altro. Nel 1391 introdussero una normativa che oltre al tipo di abbigliamento prevedeva anche le insegne dei vari gradi dei funzionari a corte ed in provincia. Ricorsero a dei tessuti di forma quadrata da applicare sul petto e dietro le spalle. L’ispirazione la trassero dai Mongoli, che instaurarono in Cina la dinastia Yuan (1271-1368) e che ai soli fini estetici usavano portare dei quadrati di stoffa sul petto e dietro le spalle con ricami di fiori, uccelli o animali.

L’imperatore ed i suoi figli usavano un tessuto rotondo di seta o di raso con il drago, ricamato in oro, rivolto verso che gli sta di fronte e arrotolato come postura (foto n.1). Questi tondi, in numero di nove, venivano posti, sul petto, dietro le spalle, sulla maniche ed in altre parti dell’abito.

La nobiltà, a differenza dell’imperatore e dei suoi familiari, usava l’insegna di forma quadrata e sempre da apporre sul petto e dietro le spalle. Erano previsti nove ranghi per i civili e nove ranghi per i militari. Per i civili erano previsti vari tipi di uccelli per i militari vari tipi di animali da ricamare sulla stoffa. In questo modo nella scena politica sia della corte e sia della provincia era facile riconoscere, anche da lontano, il detentore del potere e di quale potere.

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All’inizio della dinastia Ming, le insegne non avevano i bordi ed erano leggermente più strette nella parte superiore per essere più adatte all’incavo delle spalle ed vi figurano spesso due uccelli.

Nei primi anni della dinastia dei Qing (1644-1911) i Mancesi continuarono a vestire i loro abiti, in seguito, nel 1652, adottarono i costumi cinesi con le loro insegne per indicare i rispettivi ranghi.

In proposito è veramente interessante notare che Cinesi conquistati politicamente, nel corso della storia, da vari popoli (i Turchi, che regnarono come dinastia dei Wei, i Mongoli, come dinastia dei Yuan, i Mancesi come dinastia dei Qing) imposero, a loro volta, la cultura cinese a tutti gli invasori che loro chiamavano "barbari". Perfino i nomi venivano "tradotti", il nome di Matteo Ricci fu cinesizzato in "Li Ma To" e ancora oggi sui documenti di riconoscimento degli stranieri (compresi i diplomatici) in Cina figura il loro nome cinesizzato.

Alla fine del 1600 appare in alto, a destra o a sinistra dell’insegna, il sole, che raffigura l’Imperatore, verso il quale l’uccello o l’animale per i ranghi militari è rivolto.

Nel libro dei riti tutto rimane invariato fino al 1911 data che coincide con la caduta dei Qing (1644-1911), l’ultima dinastia.

Nell’insegna, oltre alla figura dell’ uccello o dell’ animale che caratterizzava il grado poteva venir rappresentato tutto: i componenti dell’universo: terra, aria, e cielo, i simboli augurali di ogni tipo: buddisti, taoisti, della lunga vita, della ricchezza, della progressione in carriera, inoltre: i fiori, i viticci, la svastica. L’uccello o l’animale addirittura non è più ricamato ma incollato così da permettere la facile sostituzione in caso di promozione del titolare.

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Da aggiungere che, a volte, è difficile riconoscere il tipo di uccello (ved. foto n. 2 e 3), ciò era fatto ad arte con il tentativo di confonderlo con quello del rango superiore. Inoltre, verso la fine della dinastia dei Qing (1644-1911) tutti gli uccelli furono raffigurati in oro e, pertanto, il colore non serviva più come identificazione.

Il 1° rango civile era rappresentato dalla gru con i vari simboli di cui si è scritto sopra (foto n.1 e n. 2). L’insegna del 3° rango, sempre civile, era indicato con il pavone in mezzo a simboliche e augurali decorazioni policrome (foto n.4). Il 9° rango civile dall’uccello del paradiso.

Fra le insegne delle gerarchie militari caratterizzate da figure di animali cito il leone marino (foto n. 6) che indicava il 2° rango ed il cavallo marino il 9° rango (foto n.7).

Altra insegna, oltre alla cintura di cui già scritto sopra, era costituita dal cappello del mandarino che terminava nella parte più alta con un bottone sferico che a seconda del rango era di corallo, di rubino, zaffiro, lapislazzuli, cristallo e d’oro. I gioielli , le pietre preziose o altro sono variati nel tempo. Al cappello poteva essere aggiunto, su concessione dell’imperatore, una piuma di pavone con uno più occhi a seconda dell’importanza del personaggio.

Trattasi di insegna utile a riconoscere i detentori del potere quando il titolare non indossava l’insegna principale sopra descritta e la cintura non si vedeva.

Da notare, in onore della storia, che verso la fine dell’ultima dinastia i cappelli-insegna erano venduti liberamente sul mercato di Pechino.

 

Usi e costi

Queste insegne, furono di largo uso nelle grandi occasioni: manifestazioni e cerimonie ufficiali, compleanno dell’imperatore, festa del Nuovo Anno cinese, la festa delle Lanterne.

Esse erano molto costose, su raso o su seta si ricamava e/o si lavorava a broccato con filo d’argento e d’oro. Tanto costose che molte volte la realizzazione avveniva in modo tale da essere suscettibile per un aggiornamento al rango superiore qualora il titolare venisse elevato di grado

 

 

 

 

I portatori delle insegne

Erano i mandarini, civili e militari, incaricati di funzioni pubbliche nella Cina imperiale.

Per estensione, le insegne venivano portate anche dalla moglie, dalle concubine, dai figli e dalle figlie non sposati.

Il prestigio e lo stato sociale di chi portava l’insegna era così alto che i Cinesi credevano che detti personaggi avessero in qualche modo relazioni con il Cielo.

Anche in questa cultura abbiamo l’importanza di un credo ai fini della sopravvivenza. Nella cultura cinese fin dall’antichità l’Imperatore era considerato il Figlio del Cielo e l’autorità e, quindi, il potere che in essa risiedeva era un "Mandato Celeste".

Di stanza a Pechino subito dopo i fatti della piazza di Tian An Men del 1989, un cinese, di alta statura morale e culturale, in confidenza, mi confessava: in considerazione degli eventi verificatisi credevamo che i nostri leaders avessero perso il "Mandato Celeste".

 

Il seguito e l’appannaggio del mandarino

I mandarini erano preposti alle funzioni politiche ed amministrative dell’Impero. Erano alla corte di Pechino con funzioni consultive o, addirittura, di ministri, erano governatori di una provincia o governatori generale di più provincie, presidenti del Consiglio di Guerra, esercitavano le funzioni giudiziarie, di polizia, erano preposti al sistema fiscale.

Gli alti funzionari rispondevano, godevano della piena fiducia dell’Imperatore ed erano legati a lui con filo diretto, rispondevano direttamente e personalmente a lui. Ma è anche vero che a seguito di gravi infrazioni alle leggi, di scandali o, in ogni caso, della mancata fiducia da parte dell’Imperatore questi inviava al mandarino una corda di seta che significava l’invito a suicidarsi e qualora questo non avveniva o avveniva tardivamente veniva decapitato, morte meno onorevole per un cinese.

Un mandarino (la parola ha due possibili significati: "man da ren", "grande uomo mancese" o da "mandar" parola portoghese che significa comandare, la persona che comanda) non andava mai a piedi e solo. Il seguito era rappresentato da almeno 25 persone con diverse funzioni: portatori della sedia gestatoria, soldati, uomini a cavallo, portatori di frusta per liberare il passaggio, due addetti a ricevere le doglianze, addetto a suonare il gong ad intervallo di tempo durante la processione, al suo passaggio tutti dovevano fermarsi o scendere da cavallo. Salve di cannone venivano sparate all’uscita ed al rientro a casa.

Il mandarino non aveva un appannaggio elevato ma di lui si diceva: quando dorme guadagna, quando è seduto guadagna e quando cammina guadagna…

 

Come si diventava mandarino

I mandarini venivano selezionati con rigore attraverso esami severissimi che duravano 36 ore e si facevano in cellette singole. Gli esami cominciavano da quelli a livello di distretto, di prefettura, di provincia per finire con quelli da sostenere a Pechino, gli esami imperiali, per ottenere il dottorato. Cominciare a superare questi esami voleva dire poter aspirare a posti pubblici in relazione agli esami superati. A volte, affinché l’aspirante si potesse applicare di più e meglio allo studio era aiutato da familiari e parenti ma anche dall’intera città poiché si sperava che una volta superato l’esame ed ottenuto un posto e, quindi gestendo un potere, il dignitario si ricordasse di chi l’aveva aiutato. Gli esami richiedevano un tale impegno che chi studiando tutta una vita ed arrivato ad una certa non era riuscito superarli, a titolo di ricompensa, riceveva una pensione.

Gli esami per i funzionari civili e militari in parte erano simili. Quelli dei militari erano più semplici: poca letteratura, tiro all’arco, maneggio della spada e cavalcare. Le gerarchie militari erano tenute in minore considerazione di quelle civili eccetto per i gradi più elevati.

Da notare che anche in Cina come altrove, nel corso della storia, i titoli nobiliari si potevano pure comprare o ottenere tramite il nepotismo ma dal 1843 lo stato per incrementare le finanze aumenta la vendita delle insegne e la riforma dell’imperatore Kuang Xu (1875-1908)tendente anche ad arginare la compra-vendita di esse non ottiene gli effetti desiderati.

 

 

Datazione

E’ difficile collocare nel tempo simili manufatti simboli del potere. In ogni caso, si può fare riferimento a tre principali normative: quella del 1391, del 1652 (già citate) e quella del 1759 emanata sotto l’imperatore Chien Long (1736-1795). Non è sufficiente fare riferimento, com’è d’uso per l’arte e l’antiquariato cinese in genere, all’imperatore regnante perché i disegni e l’esecuzione variano anche sotto lo stesso imperatore specie se questo ha avuto un lungo periodo di regno. Disegni ed esecuzione subivano anche l’evolversi delle varie mode pur conservando una tecnica meravigliosa unitamente a valori estetici di tutto rispetto.

Oltre che alla normativa citata, si può fare ricorso a degli indizi già detti quali la comparsa del sole nell’insegna, la sua forma ristretta verso l’alto, la mancanza di bordi e le decorazioni che si appesantiscono alla fine dell’800.

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bibliogragia:

- Valery M. Garret, Chinese Clothing, Hong Kong, Oxford University Press, 1994

- Valery M.Garret, Mandarin Squares, Hong Kong, Ozford University Press, 1990

- Tersa Coleman, Dragons and Silk,Hong Kong, 1998

- David K.Hugus, Mandarin Squares, Arts of Asia, Hong Kong, 1999, Sept-Oct.

- Shirley Z.Johnson, A textile Collector’s, Arts of Asia, Hong Kong, 1995, Jul-Aug.

- Corona Marino, La civiltà dell’antica Cina, Libritalia, Ginevra, 1996