SNUFF BOTTLES

                    bottigliette da naso (per annusare)

                                                       di Enrico Gambacorta

                (articolo pubblicato nella rivista IL CURIOSO. feb.-mar.2001,)

 

 

                    Che cosa é una bottiglietta da naso o una bottiglietta per sniffare (annusare) o una “snuff bottle”? è un minuscolo contenitore per tabacco, aromatizzato con erbe medicinali, delle dimensioni di cm. 4-8 circa e con coperchio cui è attaccato una paletta a forma di cucchiaino (ved. foto n.1).

         In questi ultimi tempi l’attenzione suscitata da questi minuscoli e preziosi oggetti d’arte è stata tale che alcuni collezionisti hanno pagato, nelle pubbliche aste,  dai 10 ai 100.000 dollari statunitensi  pur di appagare la loro sensibilità con il possesso di una di queste bottigliette.

        Le origini

                    Secondo il cinese Shu Ding[1], l’origine dell’uso del tabacco da naso in Cina sarebbe dovuto agli europei, mercanti e/o missionari, che lo avrebbero introdotto in Cina verso la fine della dinastia dei Ming  che regnarono dal 1368 al 1644.

       Parlando del tabacco per fumare, invece, Robert Kleiner è convinto che il tabacco sia stato  importato nelle  Filippine ad opera degli  Spagnoli alla fine del XVI secolo  e in Giappone dai Portoghesi nella prima metà del XVI secolo e, dice lui, è possibile che da questi due Paesi, tramite la Corea, il tabacco sia arrivato in Cina [2].

 

           In realtà, il tabacco da naso era già di largo uso in Europa durante i secoli XVI e XVII e costituiva già oggetto di regalo. In seguito, nel 1725, il papa Benedetto XIII rende omaggio all’imperatore cinese Yong Zheng (1723-1735) offrendo il tabacco da naso.

 

       In un primo tempo in Cina, detto uso non ebbe il beneplacito delle autorità al potere, tanto è che fu proibito. Ma i decreti di proibizione del primo imperatore della dinastia dei Qing, Shun Zhi (1644-1661),  non fecero altro che creare una reazione uguale e contraria cioè incentivarono l’uso del tabacco: reazione  naturale a tutto ciò che viene  proibito.

 

             In un secondo tempo, mandarini e funzionari di Corte cominciarono a farne uso provocando, ovviamente, la caduta delle sanzioni. E siamo al regno del secondo imperatore della dinastia dei Qing, Kang Xi (1662-1722).

 

            Una volta che il tabacco da sniffare arriva a Corte sorgono l’interesse per il tabacco e l’attenzione per il contenitore di esso. Con Kang Xi appaiono le prime bottigliette, le “snuff bottles” o bottigliette per sniffare. Ed erano normalmente di vetro poichè più facili da pulire, più igieniche e, tra l’altro, essendo trasparenti, lasciavano intravedere il contenuto.

 

            Nel 1700 l’uso del tabacco da naso tra i Cinesi è già generalizzato, tanto è vero che ci troviamo di fronte a collezionisti piccoli e grandi. Heshen, il Primo Ministro  del longevo e lungimirante imperatore Chen Long (1736-1796), quando fu giustiziato per corruzione, ne aveva già collezionate oltre 3.000. Il possesso di una simile collezione, insieme ad altro, denotava una fortuna che non poteva essere acquisita lecitamente. Le bottigliette erano oggetti d’arte, di materiali nobili e curate nei minimi particolari, perciò molto care e la produzione , per ragioni varie, era veramente scarsa.  Era stabilito (nel 1737) che la manifattura imperiale fornisse alla Corte un numero di 60 bottigliette in ogni occasione delle tre principali Festività annuali[3]. Una stima approssimata della produzione  durante tutta la dinastia dei Qing si aggira intorno alle 30.000/40.000 bottigliette[4].

 

        I materiali e le decorazioni

          Quali erano i materiali usati per questi piccoli contenitori?

I materiali più diversi, dai più nobili ai meno nobili  per le classi meno abbienti, la giada, l’avorio (ved.foto n. 2), pietre semipreziose (ved.foto n. 3), la porcellana (ved.foto n.4), l’osso (ved.foto n.5), il vetro, dipinto dall’interno o sopra lo smalto o con decori a rilievo (ved.foto n.6, 7 e 8), argento (ved. foto n. 9), metallo cloisonnè (ved.foto n.10), lacca o plastica (ved.foto n.11) e tanti altri materiali (ved. foto n.12).

            

          Qual era l’arte, il simbolismo, o il messaggio, profuso in queste miniature? Sembra strano come queste miniature siano state  oggetto  di tanta cura nelle loro decorazioni. Decorazioni che spaziano dal campo culturale, alle tematiche religiose ed al campo artistico propriamente detto.

       Si rappresentavano, a rilievo o con smalti colorati, paesaggi con alberi, uccelli, specchi d’acqua con il pescatore, filosofi che contemplano, pensando, la natura: montagne, cascate, storie di opere classiche cinesi con trascrizioni dei poemi relativi, ecc. Tutto poteva essere racchiuso in questi piccoli spazi. Perfino la scrittura dei messaggi o delle poesie in essi costituiva un’opera d’arte. Si sa che per i   Cinesi, come pure per gli Arabi, la calligrafia,  di per sé, può essere un’opera d’arte.

  

     Uso e costume

          Come si usava? Il Dignitario portava con sé, in tasca o in un piccolo astuccio appeso nella parte sinistra della cintura, una bottiglietta contenente il tabacco in polvere  aromatizzato con famose e costose erbe medicinali, come sopra scritto. Con la mano sinistra estraeva e teneva ferma il piccolo recipiente, con la destra tirava fuori il coperchio cui era attaccato un minuscolo cucchiaino (di avorio, di osso, di metallo o di altro materiale) con il quale agganciava all’interno della bottiglietta una piccola quantità di tabacco che appoggiava, spalmandolo un poco, sul dorso della mano sinistra, tra il pollice e l’indice, ed annusava avvicinando la mano al naso.

     Era in uso tra i Mongoli che l’anfritrione facesse annusare all’ospite o agli ospiti il proprio tabacco e la qualità del tabacco denotava lo “status simbol” dell’anfritrione.

      A che cosa si riteneva che servisse il tabacco da naso? Era considerato una medicina che faceva bene agli occhi, che guariva da infezioni varie, dal mal di testa, ecc.

 

Quando finisce detto uso? Possiamo dire che l’uso del tabacco da naso inizia e finisce con l’ ultima dinastia cinese, quella dei Qing (1644-1911). Si ritiene che l’imperatrice Dowager, Ci Xi, colei che, nel bene e nel male e installando sul trono imperatori bambini anche contravvenendo alle ferree leggi dinastiche, ha tenuto a bada la Cina dal 1860 fino alla sua morte, avvenuta, con sollievo di tutti, nel 1908[5], avesse sempre fatto uso del tabacco da naso.

    In seguito questi preziosi oggetti d’arte si sono continuati a fare specialmente negli anni ‘20 e ‘30 ma, principalmente, per gli stranieri ed i turisti. Negli anni ’50 il governo repubblicano ha cercato di rivitalizzare la nobile tradizione di questo artigianato artistico.

    In mezzo alla produzione di massa diretta ai turisti si è avuta anche una piccola produzione di buon livello artistico, quale quella, ad esempio, del maestro Ye Bengqi e dei suoi allievi.

 

       Datazione

     Argomento non del tutto irrilevante è costituito dalla datazione di questi oggetti preziosi, come, del resto, di ogni oggetto d’arte. Sapere a quale epoca l’oggetto appartiene ci aiuta a ripercorrere il tempo all’indietro, a ripercorrere la storia, cioè i tempi che ci hanno preceduto e che costituiscono, volere o non volere, i presupposti dei tempi presenti. Un oggetto antico è un documento del nostro passato.

      Nel nostro caso, una bottiglietta che risale al 1700 ci mostra i materiali esistenti all’epoca, il tipo di lavorazione dell’epoca, l’uso che le persone ne facevano e, soprattutto la loro capacità e la loro sensibilità artistica. 

      Premetto che non è facile datare le bottigliette da naso. In ogni caso, le vere bottigliette da naso, cioè piccoli contenitori con coperchio e paletta per prelevare il tabacco, risalgono alla metà del regno dell’imperatore Kang Xi (1662-1722). Il primo documento  dove si scrive delle bottigliette risale agli anni 1703-1704, quando negli annali di Corte “Xiang Zu Bi Ji” il ministro Wang Shuzhen annota: “recentemente nella Capitale sono apparse le bottigliette che servono a stare meglio e ad esorcizzare specialmente le epidemie….. Che carine che sono!….. sono fatte dalla manifattura imperiale ma cominciano ad essere imitate anche dal popolo ma in qualità  e decoro decisamente inferiori”.[6]

     Come per tutte le opere d’arte, la provenienza è un buon punto di riferimento. E’ molto probabile che le bottigliette conservate nel Palace Museum di Pechino o trasportate a Taipei a suo tempo, siano provenienti dalla Corte imperiale e quindi da ascrivere all’epoca dei vari imperatori specialmente se esse sono contrassegnate dalle marche degli imperatori regnanti.

     Non aiuta la firma degli autori di questi oggettini poiché, anche si conoscono molti nomi dei vari artisti di Pechino o di quelli scelti da ogni parte dell’impero e chiamati a Corte,  purtroppo, non era consentito loro di apporre la propria firma.

     A volte, le bottigliette portano la marca dell’imperatore regnante (ved.foto n.13) ma questo può essere un indizio dell’epoca ma non un indizio sicuro poiché spesso bottigliette fatte nei tempi successivi portano la marca di un imperatore da secoli deceduto.

     Lo stile ci può aiutare. All’epoca dell’imperatore Yung Zhen (1723-1735), lo stile  rappresentato nella bottiglietta è raffinato, delicato, elegante, di alta classe pittorica.

     Le decorazioni  ci possono dare una mano. Per esempio, una bottiglietta con decori sul rosa (la famosa famiglia rosa) non può che essere collocata a partire dagli inizi del 1700, poichè questo colore, da applicare sulle porcellane, fu importato in Cina dall’Europa in tale epoca.

   I materiali possono anche fornire degli indizi per la datazione. Le bottigliette di porcellana prima del 1700 dovrebbero essere di biscotto piuttosto spesso e pesante come i vasi e le porcellane della metà del regno di Kang Xi. In seguito la porcellana diventa più sottile, esile e leggera nel biscotto.

  Alla fine dello stesso secolo si può osservare sullo smalto il così detto effetto “ buccia d’arancio” cioè la superficie della porcellana non si vede come oggi perfettamente levigata e compatta.

       Durante il secoli XIX e XX non ci sono novità per quanto riguarda  i materiali. La datazione si complica ancora di più perché si copia tutto: stili e materiali, anche se la produzione delle bottigliette continua con fasi alterne e viene dedicata, principalmente, ai turisti. Non manca però, come già detto, una piccola parte della produzione che ha dei meriti estetici per essere il frutto di artisti ritenuti validi a tutti gli effetti.

      Da notare, in modo particolare, il sorgere, agli inizi del 1800, di un nuovo genere: le bottigliette dipinte dal di dentro. Trattasi di bottigliette di materiale trasparente tipo vetro, cristallo di rocca, ambra od altro. Un  minuscolo pennellino con la punta ad angolo viene introdotto dentro la bottiglietta e con pazienza certosina si dipinge sulla superficie interna, resa ruvida dall’acido. I colori sono ad acqua, come la pittura tradizionale cinese.

       In questo genere si sono avuti maestri eccelsi quali:

-         Gan Xuanwen, il maestro della scuola di Lingnan, con sede a Canton. La prima bottiglietta firmata di questo artista risale al 1820 circa  (ved. foto n.14).

-         Zhou Leyuan, che fonda la Scuola di Pechino verso la fine dell’800 (ved. foto n.15).

-         Ma Shaoxuan, la cui produzione va dalla fine dell’800 al 1930 circa. E’ famoso per aver ritratto i personaggi della Corte di Pechino, ritratti che sembrano fotografie. (ved. foto n.16).

-         Shangyu, conosciuto con il nome d’arte Ding Erzhong, non ha mai lavorato per fini commerciali ma solo per diletto. Egli è considerato il migliore in questo campo. (ved. foto n.17).

-         Hanno dato lustro a questo genere di bottigliette anche altri insigni artisti quali quelli della famiglia Ye, Liu Shouben, Sun Xingwu, Ma Shaoxian, Ziyici, Meng Zishou ed altri.

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Bibliografia

 

 

 

 

Chinese Snuff Bottles,  di Robert Kleiner, Oxford University Press, Hong Kong, 1994

 

Masterpieces of Snuff Bottles in the Palace Museum, a cura del Palace Museum, Forbidden City Publishing House, Pechino, 1995

 

Snuff Bottles in the Collection of the National Palace Museum, a cura del National Palace Museum , Taipei 1991

ART OF ASIA numero SETT-OTT.1996, Hong Kong

 

ART OF ASIA numero NOV-DIC. 1998, Hong Kong

 

Fine Chinese Snuff Bottles, Sotheby’s, Hong Kong, 1994   



[1] Pag. 5 del  libro “Qing Qu  Yan Hu” (la belleza delle bottigliette da naso) di Shu Ding, edito a Taipei da He Gong Shang, 1995

[2] Pag. 4 del libro “Chinese snuff bottles” di Robert Kleiner, Oxford University Press, Hong Kong, 1994

[3] pag.25, “Masterpieces of snuff bottles in the Palace Museum”, compilato dal Palace Museum ed edito dal City Publishing House, Pechino, 1995

[4] pag.  37, come sopra

[5] si dice che ai suoi funerali una sola persona versasse lacrime vere, il suo eunuco Li

[6] pag.16, “Masterpieces of the snuff bottles in the Palace Museum” sopra citato nella nota n.3