L’ANTICO SPECCHIO

e la sua funzione sociale presso il Celeste Impero

di Du Ruiping e Enrico Gambacorta

(articolo pubblicato nella rivista "L’Esperto Risponde –Antiquariato- n.29, dicembre 2002)

 

Oggi è difficile immaginare di alzarci al mattino senza poter disporre di uno specchio. Possiamo vedere ed osservare tutto e tutti compreso noi stessi ad eccezione della testa e del viso la parte più importante ed espressiva di noi. Lo specchio consente alla persona e, forse, alla donna in modo particolare, di mettersi in ordine, secondo le sue esigenze sociali e d’accordo con il proprio personale gusto. Una volta vestita e sistemata, la persona si dà un ultimo sguardo allo specchio e se é ben "truccata" si sente pronta ad apparire sul palcoscenico della vita per recitare, in qualità di oggetto e/o di soggetto, la propria parte sulla scena quotidiana.

 

Simbologia

Tra amanti lo specchio era il simbolo della felicità, la sua forma rotonda alludeva all’armonia. Si credeva che allontanasse gli spiriti maligni ed avesse la funzione di un talismano che fugasse i demoni e per questi effetti era anche collocato sui tetti delle case. Molte sono le credenze che ruotano attorno allo specchio. Regalare uno specchio ad un uomo vuol dire augurargli un figlio che ricoprirà le più alte cariche. Il marito costretto a di lasciare la moglie per lungo tempo rompe lo specchio e le consegna la metà. Dopo tanti anni, qualora non si riconoscessero più, sarà la perfetta congiunzione delle due parti dello specchio a far sì che si riuniscano.

Non mancano le decorazioni di tipo cosmiche. Non è raro trovare in un specchio i quattro punti cardinali e i dodici segni dello zodiaco. (fig.n.1). Molti credevano che la forma sferica dello specchio si riferisse al Cielo ed il quadrato che circoscrive il pomello indicasse la Terra.

 

Materiali e forme

La realizzazione di uno specchio di bronzo avviene tramite la fusione del rame e dello stagno in percentuali variabili, dal 25% al 30%. I Cinesi anche se appresero dai popoli vicini i primi elementi di metallurgia divennero maestri, la loro tecnologia raggiunse livelli altissimi ed il risultato artistico fu di tutto rispetto tanto da non essere stati mai superati nel tempo.

Al fine di ottenere una superficie riflettente, i Cinesi cominciarono a levigare il bronzo. Successivamente, durante l’epoca del ferro (1° secolo a.C.) fu usato anche il ferro. Questi materiali furono utilizzati fino alla scomparsa degli specchi metallici avvenuta con l’introduzione massiccia in Cina, ad opera soprattutto dei religiosi, dello specchio di vetro opportunamente trattato nel verso.

Gli specchi si impreziosiscono di più durante la dinastia dei Tang (618-907), quando oltre alle ricche decorazioni essi vengono anche argentati e dorati nella parte versa.

La forma era rotonda o quadrata da sorreggere con una mano tramite un laccio o una cordicella da infilare nell’apposito pomello centrale di cui era sempre munito la parte posteriore.

La superficie levigata era leggermente convessa per consentire una maggiore riflessione dell’ immagine anche se alquanto distorta.

Fino all’epoca della dinastia dei Song (960-1279) non si hanno tracce di specchi con manici incorporati (fig.n.2) come sono stati rinvenuti, già dal VI secolo, presso gli Etruschi, i popoli iranici ed i nomadi sopra citati.

 

 

Evoluzione dello specchio

Già agli albori della civiltà l’uomo osservò che l’acqua offriva qualche riflesso. In Cina per specchiarsi furono usate delle bacinelle, dei contenitori riempiti di acqua.

In seguito, per ottenere migliori riflessi, si passò a levigare le superfici metalliche.

Fino a pochi anni fa si credeva che in Cina l’uso dello specchio di bronzo risalisse dall’epoca della dinastia degli Zhou (1125-221 a.C.). Ma recentemente degli specchi sono stati trovati in tombe risalenti all’epoca della dinastia degli Shang (1765-1125 a.C.), per cui simili testimonianze documentali hanno fatto arretrare nel tempo l’esistenza degli specchi presso questo popolo.

Lo specchio è stato in uso anche presso altri popoli e faceva già parte del necessaire, insieme al pettine, alla fibula, degli Etruschi già dal V secolo a.C., dei popoli iranici, degli Sciti, dei Sarmati già dal IV-V secolo a.C. Possiamo risalire fino al VI e VII se pensiamo ai nomadi dei monti Altai e delle aree circostanti.

Durante il periodo degli Stati Combattenti (475-221 a.C.) lo specchio oltre ad essere rotondo e raramente quadrato, era sottile, piatto e con il pomello piccolo. La tecnica era molto curata e le decorazioni delicate (fig.n.3).

Nei primi tempi della dinastia degli Han ( 206 a.C.-220 d.C.) continua prima lo stile e le forme dell’epoca precedente, dopo lo specchio diventa più spesso e massiccio, il pomello non è più piccolo e sottile ma sferico e robusto, qualcuno comincia ad avere la parte riflettente un pò convessa, il verso dello specchio si arricchisce di decorazioni varie, appaiono le iscrizioni consistenti, in genere, in frasi d’amore o di augurio, di elogio (fig.n.4). Le iscrizioni sono difficili da interpretare poiché gli ideogrammi sono a volte semplificati in forme sconosciute, a volte sono addirittura omesse, a volte sono corrose e a ciò si aggiunge, a titolo di curiosità, che, a volte, si possono leggere da destra e da sinistra o si può cominciare a leggere da qualsiasi ideogramma. Aiuta un pò l’interpretazione il fatto che sono quasi tutte simili.

Appaiono gli specchi con "T", "V", "L" e le decorazioni che si ispirano alle mode, ai costumi, alle religioni ed alla società del tempo.

Successivamente, anche a causa della frammentazione politica, si ha una leggera decadenza nelle forme, nello stile e nella tecnica della realizzazione.

Bisogna arrivare ai Sui (581-618) e ai Tang (618-907) per il rifiorire della produzione e dell’arte dello e nello specchio. La società diventa opulenta, la gente vive bene e si diverte, le arti fioriscono, si intrecciano i rapporti con l’estero e si importano nuove mode. Pur continuando con le iscrizioni (fig.n.5) si cercano nuove forme (fig.6) e le decorazioni vengono arricchite con insetti, farfalle, uccelli, viti, uve ed anche con animali che non vivono in Cina, come i leoni. Le decorazioni, come già detto, vengono pure argentate o dorate (fig.n.7).

Dopo i Tang (618-907) segue una fase di ristagno politico ed economico e la produzione degli specchi, come l’arte in genere, ne risente.

Da tener presente che durante il periodo dei Tang (618-907) e dei Sung (960-1279) cominciano ad apparire alcuni specchi di vetro che si diffondono durante il periodo dei Yuan (1368-1644) e rimpiazzano definitivamente lo specchio di bronzo durante la dinastia dei Qing (1644-1911).

 

Lo specchio e la donna cinese

La bellezza fisica e le grazie femminili sono state valori che, insieme alla capacità intellettuali e alle altre doti della persona, hanno avuto un ruolo importante nella storia sociale e politica della Cina, bellezza e grazie messe ancora meglio in luce con l’aiuto dello specchio che ha sempre fatto parte del necessaire femminile. Lo specchio ha contribuito a mettere in evidenza e, cosa molto importante, a realizzare a pieno la donna cinese.

Cito, in proposito, alcuni esempi.

Già durante la dinastia degli Shang (1765-1122 a.C.), come già detto, era in uso lo specchio. Nella tomba della Sig.ra FU HAO, la Regina dell’età del bronzo, furono trovati alcuni specchi.

Durante la dinastia dei Tang (618-907), l’"Età d’oro" della Cina, una ragazzina di nome Wu Zhao, a soli 12 anni, entra a far parte della Corte dell’imperatore Tai Zong. A 24 anni la bellissima Wu Tze Tian (così ricordata dalla storia) investendo astutamente, con l’aiuto dello specchio, le "risorse effimere che la sua natura le concedeva" (come dice D. Elisseeff a pag.162 del libro citato nella bibliografia) diventa Imperatrice e governa, da dietro le quinte prima e dal trono poi, il Paese durante la seconda metà del VII secolo. La sua gestione é oculata, il Paese gode di una prosperità eccezionale, i suoi rapporti con l’apparato statale e militare sono ottimi, ha meritato la fama di statista.

Ci Xi (Dowager), nasce nel 1835, a 17 anni entra a far parte dell’harem dell’imperatore Xian Feng come concubina di 5° rango, in breve tempo, facendosi opportunamente, notare viene promossa a concubina di 4° rango, mettendo ulteriormente in luce i suoi valori muliebri e dando nel 1856 un figlio all’imperatore viene promossa a concubina di 2° rango. Alla morte dell’imperatore, nel 1861, sfodera tutte le sue abilità e si fa nominare Imperatrice Madre. Da qui inizia la sua ascesa verso la conquista dei pieni poteri. La sua astuzia e le sua capacità sono messe pienamente a frutto tanto da tenere a bada, come Imperatrice Madre e Reggente, il Celeste Impero per quasi mezzo secolo, cioè fino alla sua morte avvenuta nel 1908.

 

 

Datazione e valore pecuniario

La datazione ha la sua importanza. Ma non è facile datare uno specchio che, generalmente, è di bronzo, e come tutti i bronzi presenta delle difficoltà oggettive. Purtroppo, non sono ancora disponibili tests scientifici che possano aiutare in questo senso. Presso l’Università di Oxford, alla quale sono personalmente ricorso, si fanno tentativi cioè si eseguono esami cristallografici, si esamina se l’ossidazione è superficiale o non. Tentativi si carattere scientifico si fanno anche a Milano presso il Museo del Collezionista d’Arte. Sono prove dalle quali si possono ricavare indizi, come indizi possono costituire il luogo del ritrovamento dell’oggetto. Se uno specchio é stato rinvenuto in una delle tombe degli otto imperatori Sung si può dedurre che non è posteriore alla data della tomba ma non si può essere certi che non sia anteriore alla tomba stessa perché i Sung, artisticamente raffinati e collezionisti incalliti, inserivano nelle tombe anche oggetti da collezione risalenti ad epoche precedenti.

Né un indizio certo possono essere le "sofferenze" dell’oggetto quali le ammaccature, le rotture, le ossidazioni perché tutto ciò è facile riprodurlo oggi. E’ anche possibile rinvenire un bronzo arcaico in perfetto stato ed in ottime condizioni senza ossidazione alcuna se esso è stato sotterrato in un ambiente arido, cosa non rara nell’immensa Cina di 9 milioni di Km. quadrati.

Altro indizio potrebbe essere la provenienza dell’oggetto cioè da chi è stato acquistato. Però anche qui io, personalmente, a volte avanzerei le mie riserve per aver avuto delle esperienze poco edificanti.

Pertanto, sono restio a dichiarare l’autenticità o la non autenticità di un bronzo o di uno specchio. Preferisco, normalmente, esaminare lo stile artistico e dichiararlo come riferibile al periodo storico cui lo stile appartiene.

A proposito della datazione, fondate riserve nutre anche Vadime Elisseeff, curatore del catalogo dei "Bronzi Arcaici Cinesi" del Museo Cernuschi di Parigi, quando per molti dei bronzi esposti in quel museo così si esprime: "Style Zhou, tardif".. Ed è buon segno pur a fronte della sua indubbia competenza.

Ciò premesso è da diffidare di coloro che, facilmente e categoricamente, si esprimono circa l’autenticità o la non autenticità di uno specchio o di un bronzo: invidio le loro certezze!

In quanto al valore pecuniario, esso può anche prescindere, almeno in parte, da una datazione certa. Poiché quanto in esso é rappresentato o scritto può avere un interesse storico e/o culturale e tenendo conto che la fusione del bronzo è difficile e costosa una fusione tecnicamente perfetta ha il suo pregio e quanto in esso è rappresentato può avere una interessante valenza artistica.

 

 

 

Bibliografia:

-Catalogue of special exhibition of bronze mirrors in the National Palace

Museum, National Palace Museum, Taipei,1986

- Li Xueqin, The Wonder of Chinese Bronzes, Foreign Languages Press, Beijing,1980

- Ma Cheng Yuan, The Chinese Bronzes, Casa Editrice di Libri Antichi, Shanghai, 1988 (in lingua cinese)

- Vadime Elisseeff, Bronzes Archaiques Chinois, L’Asiatèque, Parigi, 1977

- Rivista « Collections » n.92 e n.93, sett. e ott.2000, Ed.Yang Cai Yu, Xian (in lingua cinese)

- Danielle Elisseeff, La Donna nella Cina Imperiale, Ed.Sugarco, Milano, 1991

- Wolfram Eberhard, A Dictionary of Chinese Symbols, ed.Routledge, Londra, 1991

- Roberto Ciarla, La Civiltà del Fiume Giallo, Leonardo-DeLuca Editori, Roma, 1992

- Mary Tregear e Shelagh Vainker, Tesori d’Arte in Cina, Istituto Geografico de Agostini, Novara, 1993

- Gabriele Fahr –Becker, Arte dell’Estremo Oriente, Konemann, Verlagsgesellschaft mbH, 2000

- Giampiero Pianu, Gli Etruschi –cinque miti da sfatare, Curcio Editore, Roma , 1985

- Joan Aruz ed altri, ORO, Il mistero dei Sarmati e degli Sciti, Electa Ed.Milano 2001