Il Mobile d’Arte

              dell’Impero di Mezzo

                                                                               di Enrico Gambacorta

               (pubblicato nella rivista COSE ANTICHE –mese di settembre 2001-)

 

                       Un Gentiluomo di provincia, le cui origini si riallacciano ad una famosa famiglia pisana della seconda metà del 1300, ha aggiunto allo stemma della casata il seguente motto: “vivere è percepire e la percezione è soggettiva”.

             Cioè, la vita consiste nella percezione e questa percezione, ovviamente, è di carattere personale. Pertanto, è da intendere che questa esperienza di vita unica e, forse, irripetibile, si risolve in chiave soggettiva.

              E non ha torto quel Gentiluomo di provincia poiché    l’essere umano dalla comparsa sul pianeta, per evoluzione spontanea da esseri primordiali o proveniente da altra parte dell’infinito cosmo, oltre a cercare di adattarsi al proprio habitat ai fini della sopravvivenza coprendosi di pelli per difendersi dal freddo, oltre a rifugiarsi in  grotte naturali per ripararsi dalle intemperie, oltre a rendere, in seguito, l’ambiente che lo circonda confortevole e funzionale costruendo case, mobili ed arredi vari, ha sentito un’esigenza che va oltre la funzionalità e il conforto, ha sentito quell’esigenza che va oltre il benessere fisico e che si riferisce ad un godimento di carattere spirituale, al godimento del bello e dell’estetica in generale.

        Questo spiega perché nel trascorso dei secoli non si è accontentato di dormire  su un letto soltanto comodo o di appoggiarsi su una sedia soltanto funzionale ma ha preteso, come si suol dire comunemente, l’utile e il dilettevole.

 

    La nascita e l’evolversi del mobile nella storia cinese

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        Ciò premesso ecco, in rapida sintesi, l’evolversi del mobile nella millenaria civiltà cinese. Civiltà nella quale il mobilio, per quanto si riferisce all’arredo, ha avuto una parte importante e ne ha rivelato, nello scorrere dei tempi, i vari standard estetici.

        Agli albori della civiltà è da ipotizzare che l’uomo si adagiasse sull’erba, sulle foglie secche, sulle pelli di animali e che si servisse, in qualche modo, di pietre più o meno smussate. In quest’ultimo caso saremmo di fronte a forme primordiali di mobili.

        Durante l’epoca delle dinastie degli Shang (1765-1122 a. C.) e degli Zhou (1122-770 a.C.) è da supporre che  siano già usate alcune forme embrionali di mobili quali il letto, la sedia, il tavolo, ecc. poiché sappiamo che sono dinastie che, oltre a fondere il bronzo magistralmente,  usano abilmente gli arnesi per lavorare il legno. Purtroppo, data la deperibilità del legno, nessun tipo di mobile è pervenuto fino a noi.

       Le dinastie degli Han (206 a.C.-220 d.C.) e dei Tre Regni (220-280) vedono svilupparsi tutti i principali tipi di mobili. Da notare che i mobili sono molto bassi poiché i Cinesi, come i popoli orientali in genere, siedono per terra, inginocchiati o con le ambe incrociate. Durante questo periodo appare il letto con le attuali dimensioni, il cosiddetto ”hu chuang”, dove “hu” sta per Nord e “chuang” per letto, da tradurre, pertanto, letto del Nord o letto straniero o letto non cinese. E’ in uso, in modo particolare,  a Corte e presso la nobiltà.  Nessun mobile di questa epoca ci è pervenuto  ma nelle tombe sono state ritrovate alcuni modellini  in ceramica.

     Dal 280 al 581 l’ ”hu chuang” diventa un po’ più comune, i tavoli sono paragonabili, in altezza,  ai tavoli di oggi, appare lo sgabello quadrato, sul letto si usa il cuscino d’appoggio.

     Con i Sui (581-618), come si rileva dai dipinti e dagli affreschi, la sedia assume le dimensioni attuali, anche se molti continuano a sedersi per terra.

     Durante l’epoca dei Tang (618-907) va di moda il mobile laccato ed intarsiato.  Il mobile con il piede  curvato e terminante a zoccolo di capra o con una palla tenuta da artigli anticipa  ispirerà  lo stile barocco europeo del 1700.  

      La raffinata dinastia dei Song (960-1279) vede la completa diversificazione dei mobili. Mobili che per tipologia, semplicità ed eleganza costituiranno le basi del mobile della famosa dinastia dei Ming. 

 

 

 

        I mobili della dinastia dei Ming

 

      L’epoca d’oro del mobile cinese va dai Ming (1368-1644) fino al 1735 cioè quando già da un secolo la Cina é dominata dalla dinastia mancese dei Qing (1644-1911). La solidità dell’impero,  la prosperità economica, lo sviluppo dei commerci, la politica delle porte aperte che consente l’importazione di legni duri,  favoriscono anche il fiorire del mobile d’arte. Il mobile  è strutturato con elementi architettonici quali la facciata, le colonne, le basi, la cornice superiore,  ecc. Tanto è che alcuni paragonano l’arte del mobile all’architettura e la chiamano architettura minore.

     In genere, gli artigiani non firmano  le loro opere al contrario di quanto avviene in Francia dove gli ebanisti, appartenenti ad una corporazione di carattere esclusivo, firmano o stampigliano i loro mobili.

 

Caratteri stilistici

      Si parla dell’età d’oro e ci si riferisce al mobile costruito con essenze lignee nobili quali quelle descritte in questo articolo. Mobile assemblato ad incastri, senza chiodi e senza colla. Mobili ideati e realizzati con un gusto raffinato. La semplicità e l’armonia devono essere l’espressione di un mobile che oltre ad essere funzionale deve servire ad arredare la casa e, dicono i testi dell’epoca, deve trasmettere  lo spirito del personaggio che nella casa si  aggira. Cosa che, a riflettere un poco, vale ancora oggi poiché dal tipo di arredo si riesce a capire i gusti e, quindi, si riesce a farsi un’idea, almeno in parte, del Signore e della Castellana che in essa albergano. I mobili devono essere disposti nei vari ambienti in un certo ordine, la simmetria non può essere trascurata. Essi non devono essere molti o ammassati.

     Il bel mobile è molto di moda, anzi la frenesia é tale che quasi tutti non solo sfoggiano i mobili necessari o utili per una casa ma anche quelli del tutto superflui tanto è che il Sig. Fan Lian, nato nel 1540, nel suo libro “ricordi di cose viste nello Yunjian” dopo aver descritto i costosi mobili di cui quasi tutti sono dotati aggiunge “ed è strano che perfino i poliziotti[1] che dopo aver adeguatamente decorato tutti gli ambienti della casa compreso il giardino  arredano anche un ambiente che loro chiamano studio. Tuttavia, io non capisco che tipo di libri loro studiano!”. Wen Zhenhuang (1585-1645), autore ben collocato socialmente e sempre presente nei circoli  più alla moda, scrive il “trattato delle cose superflue”. Sarà proprio “il dolce far niente” dell’élite di fine Ming che porrà le basi della rovina della dinastia stessa.

   Infatti, verso la fine del XVI secolo questa grande dinastia, da una sana prosperità e da un gusto raffinato,  si avvia verso la decadenza.  E con essa si ha anche il declino del mobile d’arte,  già verso la metà del 1700 la semplicità  e l’eleganza nel mobile vengono sostituite dal mobile strutturalmente più che robusto, pesantemente scolpito, eccessivamente ricercato, si dà vita ad uno stile da paragonare al barocco europeo.

      In seguito, il secolo XIX, oltre alla decadenza politica e sociale della Cina vedrà anche la decadenza del mobile d’arte.                     Durante il XX secolo nel Paese si sono riprodotti tutti gli stili di mobili avutisi nel passato, un po’ come è successo in Europa nel 1800  nei confronti delle arti  in genere.

        

Tipologie di mobili    

 

Il letto a baldacchino

      Il letto é il mobile più importante della casa cinese, é monumentale, spesso incorpora anche un “vestier” come si vede nella figura n.1.   Di legno scolpito e dorato é munito, ai lati, di aperture ovali spesso rivestite di variopinte pitture su seta.

Il letto a baldacchino é così importante, prezioso e di tale valore che in un antico testo dove si parla della dote di una fanciulla che va a nozze lo scrivano, dopo aver annotato con dovizie di particolari il letto nuziale, conclude affermando che dato l’enorme valore del letto il resto della dote è di così poco conto che non merita nemmeno la descrizione.

 

 

 

 

 

 

 

La poltrona

     Tre sono i tipi di poltrona, intendendosi per poltrona una seduta con schienale e braccioli. La poltrona da mandarino caratterizzata dallo schienale a ferro di cavallo, in uso alla corte di Pechino ed, in genere, nel Nord della Cina (fig.n. 2). La poltrona del mandarino del Sud che ha lo schienale quadrato (fig.n. 3) e la poltroncina-rosa  che è  chiamata la poltroncina da donna in quanto il basso schienale  consente alla donna di far scivolare la parte posteriore della sua veste  a campana dietro di esso (fig.n.4).

      Le sedute delle poltrone sono piuttosto alte, 50 centimetri circa, perché ogni poltrona prevede un appoggia-piedi.

 

Il mobile-libreria

Composto da un corpo unico a due ante, profondo cm.40 circa e con la parte superiore leggermente più stretta della base.Può essere di legno naturale (fig.n.5) oppure laccato e dipinto.

 

Il tavolo

     Normalmente il tavolo, ad altezza normale e quadrato, é per otto persone sistemate due per ogni lato. Ma può essere anche di dimensioni diverse. Oggi spesso si vedono antichi tavoli piuttosto bassi poiché le gambe, sottoposte a maggiore usura, spesso, con il passare del tempo, sono state  accorciate (fig.n. 6).

 

 L’armadio guardaroba

     E’ di grandi dimensioni, a volte del tipo quattro stagioni come i nostri armadi. Può essere di legno naturale e in questo caso in genere viene usato l’olmo, oppure viene laccato e dipinto su fondo nero (fig.n.7 e 8).

 

Il mobile d’appoggio e pluriuso

   E’ normalmente laccato a due o a quattro piccole ante o con apertura dalla parte superiore, è funzionale e viene collocato a casa per ottenere giochi di volume simmetrici nella disposizione dell’arredamento (fig.n. 9, 10  e 11).

 

 
 
 
 
I materiali

 

Legni pregiati usati in ebanisteria

 

Huali (o huanghuali) classificato come “dalbergia hainanensis” dal none dell’isola di Hainan, sita nella Cina meridionale, dove l’albero cresce. E’ il legno in assoluto più pregiato e di cui oggi è proibito l’esportazione dalla Cina. I mobili di huanghuali hanno prezzi elevatissimi in Cina e fuori della Cina. Trattasi di un legno duro,  dalle delicate e variegate  venature. La mano che accarezza il mobile di huali ha la sensazione di scivolare sulla seta.
Zitan dal nome scientifico “petrocarpus sandalinus “o “dalbergia benthamii”. Si avvicina molto al nostro palissandro. La disponibilità molto ridotta di questo legno ha contribuito al suo apprezzamento tanto da farlo ritenere prezioso come il huali. Legno che, in genere, non presenta evidenti venature.   Tende a scurirsi con il tempo.

 

Jichi , “andira inermis”. Ha delle venature che tende o al rosso o al nero e che nell’insieme fanno pensare al collo e alle ali di un uccello. Con il tempo le venature tendono al rosso-marrone.

 

Tieli “mesua ferrea”. Le venature sono simili al Jichi ma dall’aspetto meno dolce e spesso viene venduto dai commercianti come Jichi. È molto usato per le parti posteriori dei mobili, per le librerie, per la parti interne dei cassetti delle scrivanie ecc.

 

Yu , “Zeikova” secondo la classifica di Chen Rong  corrisponderebbe al nostro olmo. Molto usato per armadi guardaroba, tipo quattro stagioni, per tavoli di dimensioni piccoli e grandi, per poltrone, ecc.

 

Le lacche

    A proposito del mobile laccato vale la pena ricordare che i Cinesi sono stati i primi maestri della lacca imitati  dai Giapponesi e nel 1700 dai Genovesi, dai Veneziani e dai Francesi, quest’ultimi l’hanno chiamata “Vernis Martin”.

     E’ risaputo che la linfa o la resina che fornisce lacca è estratta dall’albero scientificamente chiamato “Rhus Vernicifera” che si trova in alcune zone della Cina allo stato selvaggio. La linfa, una volta estratta, all’aria diventa più densa e  si scurisce. Essa viene bollita, filtrata e colorata. La laccatura richiede una lavorazione lunga e meticolosa. Ogni strato é steso a pennello e dopo che si è asciugato all’aria umida va attentamente levigato con polvere finissima. A volte, occorrono fino a trecento mani per un certo tipo di laccatura. Questa può essere applicata su un supporto di legno dolce, su una tela di canapa, su un appretto di gesso, ecc. La lacca può essere dipinta, intagliata, intarsiata con avorio, madreperla, oro, argento ecc. Pur in presenza di tanti pregi artigianali ed artistici, all’epoca si ritiene che gli oggetti di lacca, per essere appariscenti e vistosi, sono appannaggio dei “ nouveaux riches”. Infatti,  Wen Zhenheng nel citato “trattato delle cose superflue” così si esprime “un mobile laccato, inciso o dipinto, può deliziare solo un occhio volgare”.  Inoltre e ad onor del vero, l’arte della lacca era considerato un’arte minore quasi a livello di artigianato.

                                                                                                            Du Ruiping

                                                                                                     Enrico Gambacorta

Bibliografia                                 

     -  Wang Xhixiang, “Classic Chinese Furniture”, ed.Art Media

         Resources Ltd., Kong Kong, 1991

-          Craig Clunas, “Chinese Furniture”, Oxford University Press, Hong

     Kong, 1990

-          Chen Kuei-miao, “The Furniture of Ch’ing Dynasty”.

     Ed.Committee National Museum of History, Taipei, 1989, in

     lingua cinese ed inglese

-          Gustav Ecke, “Chinese Domestic Furniture”, Ed. Henri Vetch, Peking, 1954 (in lingua cinese)

-          Ruan Changjiang, “Illustrated Chinese Furniture Through the Ages”, ed. Jiangsu Art Publishing House, Nantong (Cina)1989, in lingua cinese e parzialmente in inglese

-         Zhang De-Xiang, “Mobili”, Ed.Chun Yuan Yi Ming, Pechino 1993, in lingua cinese      



[1] Forse sarebbe il caso di sostituire la parola “poliziotti” con “certi tipi del tutto allergici alla cultura”