TAPPETI DA SELLA

                                                       Mongoli e Tibetani

                                                                                                              di Enrico Gambacorta

      (articolo pubblicato in inglese nella rivista ARTS of ASIA di Hong Kong,–Jul-Aug.1993- e nella rivista COSE ANTICHE –agosto 1998-)

 

 

                      Per i popoli Mongoli e Tibetani i cavalli sono stati sempre oggetto  della la massima attenzione e cura. Poiché per questi popoli i cavalli costituiscono il principale mezzo di comunicazione.

         I Tibetani, che vivono nella regione situata sul tetto del mondo, che sono privi di ogni mezzo di trasporto e che sono isolati dagli altri paesi, non hanno altra scelta che l’uso dei cavalli per muoversi da un posto all’altro.     I Mongoli non solo usano i cavalli come mezzo di trasporto ma per loro, questi animali, hanno anche rappresentato un mezzo di sopravvivenza, e anche di più : un mezzo di conquista e di accaparramento del potere. I Mongoli cominciarono la loro conquista della Cina nel 13° secolo. Ciò diede vita alla dinastia Yuan  (1271-1368), che divenne, successivamente, il Grande Impero dei Mongoli, i cui limiti territoriali raggiunsero l’Europa occidentale.

        La leggenda racconta che i Mongoli passavano la maggior parte della loro vita a cavallo. Mentre cavalcando mangiavano, nello stesso tempo preparavano il prossimo pasto mettendo a macerare la carne   tra  la sella ed il cavallo.

        Fin dai tempi antichi, i cavalli furono così importanti nella vita quotidiana di questi popoli che furono oggetto di speciali attenzioni. Attenzioni riferite non solo al nutrimento ma anche alle  selle facendole più comode  e coprendole con raffinati tappeti da sella decorati da motivi artistici e culturali.

       Infatti, le selle venivano fatte a coppie con forme adatte ai loro scopi.  Un piccolo tappeto chiamato sotto-sella, in genere rettangolare, aveva lo scopo di proteggere la schiena del cavallo. Inoltre, sopra la sella veniva piazzato un tappetino più grande o copri-sella, normalmente diviso in due parti pendenti sui fianchi del cavallo. Queste due parti erano tenute insieme da una sottile striscia di stoffa (qualche volta colorata) o da una corda di cotone.

        Le dimensioni del tappeto sono di circa cm.130 x 60.  A volte, nei tappetini  ci sono dei buchi, per l’incasso degli spuntoni della sella, rinforzati con la pelle o con il cotone. I bordi esterni possono essere ricoperti di una fascia di stoffa di cotone di colore rosso

       I simboli tradizionali, ivi rappresentati, consistono nel drago, che proviene dal cielo e rappresenta l’imperatore, la fenice che rappresenta l’imperatrice ed il pipistrello quale uccello di buon augurio e buona fortuna. Vi si possono osservare anche i simboli buddisti e taoisti, i quattro simboli  della persona colta (scacchi, libri, strumenti musicali e materiali per la pittura), nonché fiori ed uccelli.

      Contrariamente a quanto accade nella produzione di altri tipi di tappeti, i tappeti da sella non hanno ancora subìto l’influenza occidentale. Gli stranieri agli inizi del secolo aprirono manifatture a Pechino e a Tianjing usando spesso famosi artisti occidentali per disegnare i tappeti.  Così, in questi casi, in Cina furono realizzati tappeti  occidentali.

       Tradizionalmente i materiali usati per i tappeti da sella sono il cotone per la trama e l’ordito e la lana per il vello. Materiali che non bisognava importare poiché la offerta locale era sufficiente e  poiché, inoltre, tali tappeti non erano esportati verso terre lontane.

       Parlando di nodi è da notare che il tappeto cinese (includendo quello mongolo e tibetano) , in genere, non ha un nodo molto fitto. Normalmente, in esso viene usato il nodo  asimmetrico (cioè, il nodo persiano o Senneh) oltre al tipico nodo tibetano (per quelli tibetani), caratterizzato dall’intercalare di due fili di trama per ogni fila di nodi.

      Di norma, il nodo sul tappeto da sella mongolo è più stretto di quello tibetano. Tuttavia, ambo i nodi sono più che solidi perché possano far fronte alla loro dura funzione.

       E’ opportuno osservare che la densità dei nodi per dm2 è solo un elemento per giudicare la validità di un tappeto. Elemento di cui ogni acquirente , di scarse conoscenze in merito,  doverosamente si informa. In realtà, il tappeto andrebbe giudicato e apprezzato anche, e soprattutto, in base ad altri valori :  i materiali impiegati, l’originalità, la valenza cromatica, cioè, l’armonia dei colori, il messaggio, la carica artistica, ecc. ecc.

        Fino alla fine del 19° secolo, quasi tutti i colori usati furono colori vegetali. Successivamente, i Mongoli ed i Tibetani, come altri  popoli, cominciarono ad usare i colori all’anilina. Questo fu un peccato poiché senza i colori vegetali, un tappeto, specialmente se è di grandi dimensioni, perde la dolce sfumatura del colore e la sua  caratteristica.

         E’ ancora possibile comprare attraenti esemplari di tappeti da sella a Pechino. Tuttavia, trovarli non è tanto facile. E’ necessario avere tempo più che denaro. Bisogna cercare nei negozi autorizzati a vendere l’antiquariato e visitare con assiduità i mercatini delle pulci. Bisogna però ammettere che, ultimamente, l’offerta di questo tipo di tappeti a Pechino è aumentata a causa della cresciuta domanda da parte degli stranieri.

       Le condizioni di questi tappetini, la cui manifattura si riferisce al 20° secolo, sono  più o meno accettabili. Quelli più antichi spesso richiedono restauri più o meno importanti. Non è facile stabilire esattamente l’età di un tappeto ma la maggior parte appartengono  a questo secolo.